Dì che ti manda Picone

Dal 7 al 9 Novembre Cinema Teatro Lendi
Dal 10 all’11 Novembre Opzione Circuito
Dal 17 al 18 Novembre Salerno
Dal 20 al 21 Novembre Gaeta
Dal 29 Novembre al 2 Dicembre Cilea
Dal 6 al 9 Dicembre Cilea
Dal 13 al 16 Dicembre Cilea
Dal 25 al 30 Dicembre Avellino
Il 23 Gennaio Taranto
Il 26 Febbraio Eboli
Dal 28 Febbraio al 3 Marzo Cilea
Dal 7 al 10 Marzo Cilea
Il 14 Marzo Castellamare
Dal 29 al 31 Marzo Pompei

Con Biagio Izzo,Rocío Muñoz Morales,
Mario Porfito, Lucio Aiello, Agostino Chiummariello,
Rosa Miranda, Antonio Romano, Arduino Speranza, Felicia Del Prete
Regia di Giuseppe Miale di Mauro

Testo di Lucio Aiello Scene Luigi Ferrigno
Disegno luci di Gigi Ascione Costumi Anna Zaccarini
Dedicato a Elvio Porta
Organizzazione Carmela Angelini
Produzione esecutivaGiacomo Monda

Nel 1984 uscì il film diretto da Nanni Loy, Mi manda Picone, che raccontava la storia di un operaio dell’Italsider di Bagnoli che per protestare contro la chiusura della fabbrica si diede fuoco davanti al consiglio comunale sotto gli occhi della moglie e del figlio piccolo. Nel 1984 io avevo 9 anni e molto probabilmente il film non lo vidi nemmeno (ho poi recuperato crescendo) ma ricordo perfettamente che nella mia famiglia quando c’era da fare qualche incontro importante o qualche faccenda delicata, si diceva: «Di’ che ti manda Picone».

Per anni mi sono chiesto chi fosse quel fantomatico Picone, che solo a nominarlo come faceva Giannini nel film rilasciava crediti e possibilità, poi con il tempo ho capito cosa voleva dire quella frase. Così, quando mi hanno chiamato per curare la regia di questo testo che partendo dal film racconta che fine ha fatto quel bambino che ha visto il padre scomparire inghiottito dalle fiamme, ho fatto un tuffo nella mia infanzia. In quell’universo in cui i bambini si isolano e creano il loro mondo personale. Come Antonio Picone, alias Biagio Izzo, che ormai adulto si isola nella vecchia casa di famiglia e vive nel ricordo di un padre andato via troppo presto. Intanto si è fidanzato e ben presto scoprirà che la sua donna aspetta un bambino. Ciò vorrà dire assumersi delle responsabilità, diventare adulto. Ma Antonio Picone vuole restare bambino, così convinto che crescere voglia dire solo farsi il sangue amaro e ascoltare verità che non gli piacciono. Purtroppo per lui un nugolo di personaggi subdoli e spietati invaderanno la casa – isola del povero Antonio e lo condurranno nella piaga sociale di una politica fatta di raggiri e inganni. E il bambino, orfano di un martire del lavoro, sarà costretto a diventare adulto e scegliere da che parte stare nel mondo vero. Il percorso che porterà a questa scelta sarà fatto di amore, tante risate, ricordi, esami di coscienza e prese di posizione. Alla fine Antonio farà la sua scelta. E proprio come succedeva nella mia famiglia, anche in questa ci sarà chi gli sussurrerà quella fatidica frase: «Di’ che ti manda Picone».