Io, partigiano a 93 anniGianrico Tedeschi per me rappresenta un ideale di attore, mai retorico o declamatorio, sempre teso all’essenza della parola. Già in due nostri precedenti spettacoli – Il Riformatore del mondo di Thomas Bernhard e Tenera madre, pallida sorella di Jorge Semprun – ne ho avuto la prova. Stavolta alle prese con il personaggio di un vecchio comunista che ha fatto la Resistenza, il rischio della retorica era particolarmente insidioso, ma la capacità di Gianrico di scivolare sulle parole, la sua asciuttezza nordica, la mancanza di qualsiasi autocompiacimento hanno reso il personaggio di Renato vivo e forte nel rapporto con la figlia e un giovane coattello di periferia romana di simpatie nazifasciste. Tutto si svolge in un interno, la stanza di Renato, mentre fuori la città con il suo caotico e bruciante ritmo consuma energie. Ma non c’è nulla di minimalista, perché nella stanza di Renato l’incontro e lo scontro verte sulle differenti posizioni morali dei tre personaggi o sull’accettazione indotta di uno di loro, sul loro passato e il loro presente in una società sempre più disgregata, dove sembra sempre più difficile trovare principi fondanti comuni. Il testo vive di questi incontri spesso comici fra l’impegnato e il non so. Vive sulle rimozioni del passato, sui sensi di colpa e su un orgoglio troppo superficialmente esibito. Ho chiesto anche ad Alberto Onofrietti e a Marianella Laszlo secchezza e rigore nel contenimento o nella manifestazione delle emozioni, perché il testo dovrebbe essere un’occasione di riflessione per noi tutti sul senso di appartenenza e di comunità.
Piero Maccarinelli
Artisti Riuniti presenta
Gianrico Tedeschi in
FARA’ GIORNO
commedia in due atti di
Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi
con
Marianella Laszlo
Alberto Onofrietti
regia
Piero Maccarinelli
Quando Renato, vecchio partigiano e medaglia d’oro al valore della Resistenza, si trova sulla strada di Manuel, giovane bulletto di periferia con spiccate simpatie nazifasciste, il loro rapporto nasce già con tutte le caratteristiche dello scontro: Manuel, uscendo dal garage condominiale con una manovra scellerata, investe con l’auto Renato e “tratta” con lui un periodo di assistenza domiciliare solo per evitare una denuncia. Comincia così una sfida senza esclusione di colpi, anzi, una partita di poker a due che tra azzardi, bluff ed inganni assumerà poco per volta i contorni di un confronto tra due opposte visioni della vita e del senso della Storia. In questo percorso ora aspro e diffidente, ora scanzonato e ironico, la comune ricerca di umanità e di verità li aiuta a vincere le rispettive diffidenze rivelando ognuno le proprie debolezze e paure: il bilancio di una vita intera per l’uno, la mancanza di prospettive per il futuro per l’altro. L’inaspettato e improvviso ritorno a casa di sua figlia Aurora è, per Renato, l’evento che riapre la strada a dolorosi ricordi, ma anche alla speranza di una riconciliazione in cui ormai non credeva quasi più: genitore e figlia sono stati separati trent’anni di silenzio e di lontananza ma, ancora prima di questo, ad allontanarli sono stati la scelta di vita di Aurora e la decisione più difficile che un padre possa prendere. Nell’ultimo e più importante confronto della sua vita, Renato si ritrova a trasmettere a due generazioni così diverse e distanti tra loro un’eredità che oggi sembra ormai dispersa, fatta dei più alti ideali di libertà e di responsabilità. Renato, Aurora e Manuel con le loro storie, le loro sconfitte, le loro illusioni e la loro voglia di riscatto sembrano diventare figure simboliche di un Paese che cerca di ritrovare il senso di sé.
Il testo, pur affrontando alcune importanti contraddizioni della società italiana e non censurando i momenti di commozione, mantiene intatte tutte le caratteristiche della commedia, dotando i due protagonisti di grande personalità, disincantata ironia e dialoghi vivaci e brillanti.