Stagione 2016/17



Date tournée

Novembre 2016

28 POGGIBONSI – Teatro Politeama
30 IMOLA – Teatro Stignani

Dicembre 2016

dal 1 al 4 IMOLA – Teatro Stignani
7 SAN BENEDETTO – Teatro Comunale
8 AVEZZANO – Teatro dei Marsi
dal 9 all’11 PERUGIA – Teatro Morlacchi
dal 13 al 15 SAVONA – Teatro Chiabrera Comunale
dal 17 al 18 SALERNO – Teatro delle Arti

Gennaio 2017

Dal 7 all’8 MASSA
dal 10 al 13 VERONA – Teatro Nuovo
14 FERRARA – Teatro Nuovo
18 MONTECCHIO – Teatro Sant’Antonio
19 ABANO TERME – Teatro Manzoni
Dal 20 al 22 MESTRE – Teatro Toniolo
Dal 24 al 29 TORINO – Teatro Carignano

Febbraio 2017

Dal 2 al 12 MILANO – Teatro Manzoni

2016/17, una nuova stagione per Artisti Riuniti

Dopo i festeggiamenti del decennale della fondazione, Artisti Riuniti, che nel frattempo si è trasformata in Artisti Riuniti srl con un nuovo management e nuovi organi statutari, prosegue il suo cammino di contaminazione affrontando nella stagione 2016-2017 tre nuove produzioni ed una ripresa della stagione precedente. La prima produzione è PLAY STRINDBERG di Friedrich Durrenmatt in coproduzione con il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Mittelfest, per la regia di Franco Però e con l’interpretazione di Maria Paiato, Franco Castellano e Maurizio Donadoni. Testo esemplare diretto con piglio energico da Franco Però con cui continuiamo il percorso iniziato l’anno scorso con Schnitzler. La seconda produzione segna la continuità del rapporto con Paola Rota regista e Paola Minaccioni, autrice ed interprete di DAL VIVO VENGO MEGLIO, ricca carrellata sui personaggi femminili già portati al successo da Paola Minaccioni. Sempre con Paola Rota ci sarà la ripresa di uno degli spettacoli di maggiore successo di critica e pubblico della stagione precedente: DUE PARTITE, testo scritto per la associazione 12 anni fa da Cristina Comencini, una dei fondatori di Artisti Riuniti, stavolta riproposto in una esemplare regia da quattro talentuosissime interpreti, Giulia Michellini, Paola Minaccioni, Giulia Bevilacqua e Caterina Guzzanti, quattro fra i migliori talenti della loro generazione, interpreti in teatro, cinema e televisione di prodotti di grande qualità, a segnalare ancora una volta il nostro gusto per le contaminazioni.
Terza produzione  è la riproposta per la tournée, in collaborazione con Pigreco Delta, di un importante spettacolo, TANTE FACCE DELLA MEMORIA, a cura di Mia Benedetta e Francesca Comencini, basato su testi liberamente tratti dalle registrazioni di Alessandro Portelli. Grande esempio di Teatro Civile, sarà diretto da Francesca Comencini con un altro importante cast tutto al femminile: Mia Benedetta, Bianca Nappi, Carlotta Natoli, Lunetta Savino, Simonetta Solder, Chiara Tomarelli. Stagione ricca di umorismo, teatro civile, classici contemporanei, nuova drammaturgia, stagione prevalentemente al femminile perché anche in teatro il futuro è largamente al femminile. Sono in corso contatti per la prossima stagione per la realizzazione di ATTRAZIONE FATALE  e di un importante testo da affidare alla regia di Sergio Castellitto.
Buon Teatro con Artisti Riuniti

Il direttore artistico
Piero Maccarinelli

 

Play strindberg

PLAY STRINDBERG

di Friedrich Dürrenmatt
traduzione di Luciano Codignola
con Maria Paiato, Franco Castellano, Maurizio Donadoni
regia di Franco Però
scene di Antonio Fiorentino
costumi di Andrea Viotti
luci di Luca Bronzo
musiche di Antonio Di Pofi

coproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Artisti Riuniti, Mittelfest 2016

«Dürrenmatt si prende gioco di noi, della nostra vita famigliare, con tutte le armi che gli sono proprie, il sarcasmo, l’ironia che trascolora nel grottesco, il gusto del comico, ma anche la violenza del linguaggio e lo fa prendendo uno dei più formidabili testi di Strindberg, Danza macabra e riscrivendolo dal quel grande costruttore di storie teatrali qual è.

Prende i tre protagonisti – il capitano, la moglie e il cugino/amante che ritorna – e li posiziona sotto le luci glaciali di un ring; seziona il testo strindberghiano e ne tira fuori undici round, intervallati dai gong – proprio come un incontro di boxe o di lotta – con la sola differenza che i combattenti sono tre.
Tutta l’essenza del testo originale rimane, ma Dürrenmatt ne esalta l’attualità, asciugando fin dove è possibile il linguaggio – già di per sé scarno – come in un continuo corpo a corpo, che solo il gong ferma per qualche istante, dando ai contendenti il tempo di un riposo per riprendere fiato e agli spettatori l’attimo di riflessione su quanto, nel round precedente, hanno visto.
Sono immagini veloci come flash di una lotta famigliare in cui arriva all’improvviso il desiderato – da entrambi i coniugi – “straniero”, che veste i panni del cugino e rimette in gioco rapporti e conflittualità.
Il riso e il pugno allo stomaco, il sorriso e l’amarezza si alternano continuamente su questo palcoscenico-ring, riportando davanti agli occhi dello spettatore gli angoli più nascosti di quel nucleo, amato od odiato, fondamentale – almeno fino ad oggi… – delle nostre società: la famiglia».
Con queste parole Franco Però introduce Play Strindberg il testo di Friedrich Dürrenmatt che porterà in scena dirigendovi nomi di rilievo, sia in ambito teatrale che cinematografico: compongono infatti il cast Maria Paiato, Franco Castellano e Maurizio Donadoni.
Il progetto produttivo del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia continua, dunque – dopo la produzione dello schnitzleriano Scandalo incentrato sulle dinamiche interne a una famiglia borghese – a focalizzare l’attenzione sul tema della famiglia, ricorrendo all’aiuto dei grandi “analisti” del teatro del Novecento, al loro sguardo lucido sulla realtà, alla loro capacità di presagire e di parlare anche al nostro tempo.
Play Strindberg nasce al Teatro di Basilea nel 1969, scritta dall’autore svizzero tedesco proprio per quella messinscena (molto applaudita) e tratta dal capolavoro strindberghiano Danza macabra. La pièce – si racconta – viene creata perché Dürrenmatt, che era parte della direzione del teatro, era affascinato dalle possibilità interpretative che Strindberg aveva ideato per gli attori nel dramma originale, ma profondamente insoddisfatto delle traduzioni e degli adattamenti esistenti. Così affronta egli stesso quella materia: ed il risultato si rivela molto più di un adattamento. «Il risultato – commenta infatti il traduttore Luciano Codignola – è un’opera drammatica unitaria, serrata, densa, coerente sul piano stilistico, perfettamente sviluppata come costruzione e di una modernità stupefacente. Al regista e agli interpreti Dürrenmatt ha fornito un pezzo di bravura, una struttura aperta dove possa esercitarsi il virtuosismo degli interpreti (…) Da questo testo, apparentemente così scarno, si può trarre uno spettacolo da togliere il fiato, qualcosa che in questi ultimi tempi s’era avuta solo con Chi ha paura di Virginia Woolf»
E di questo non può stupirsi chi conosce l’ampia e straordinaria produzione drammaturgica di Friedrich Dürrenmatt (da Romolo il grande a Un angelo scende a Babilonia, da La visita della vecchia signora a I fisici), a cui va aggiunta la notevole attività di scrittore di romanzi, racconti, saggi… Fu anche, addirittura, pittore. Nato nel 1921 a Berna, e morto a Neuchâtelnel 1990, Dürrenmatt si impone come uno dei maggiori interpreti della cultura moderna, che tratteggia e analizza nelle sue opere con sguardo rigoroso e razionalmente scettico, incline al paradosso e anche alla polemica. L’arma del grottesco, del sarcasmo virtuosisticamente manipolato gli serve per smascherare con un sorriso l’ipocrisia del suo tempo. Forte della lezione brechtiana e dell’espressionismo, nonché di una personale maestria nell’uso del linguaggio e delle strutture drammaturgiche affascina con una scrittura forte ed essenziale, allusiva e dal respiro universale. «Nel rappresentare il mondo, al quale mi sento esposto, come un labirinto – scriveva – tento di prenderne le distanze, di fare un passo indietro, di guardarlo negli occhi come un domatore guarda una bestia feroce. E questo mondo, come io lo percepisco, lo metto a confronto con un mondo contrapposto ad esso, e che io mi invento».

Foto di Tommaso Le Pera

Lo spettacolo

Artisti Riuniti srl presenta

TANTE FACCE NELLA MEMORIA

a cura di Mia Benedetta e Francesca Comencini
testi liberamente tratti dalle registrazioni di Alessandro Portelli
regia Francesca Comencini
con in o.a. Mia Benedetta, Bianca Nappi, Carlotta Natoli, Lunetta Savino, Simonetta Solder, Chiara Tomarelli
assistente di regia Andrea Sandal
luci Gianni Staropoli
costumi Paola Comencini
PigrecoDelta distribuzione teatrale

  

Francesca Comencini dirige a teatro “Tante facce della memoria“, sei storie di donne partigiane e non che nel ’44 vissero l’eccidio delle Fosse Ardeatine, feroce rappresaglia dopo il tragico attentato di via Rasella del 23 marzo 1944. Un’esperienza terribile ripercorsa dall’autrice attraverso le voci di sei donne toccate in prima persona. Curato da Mia Benedetta e Francesca Comencini, lo spettacolo è nato con l’ascolto delle registrazioni delle testimonianze dirette.
Lo spettacolo affronta una delle pagine più drammatiche della nostra storia. Lo scopo del progetto è proprio questo, raccontare una pagina così drammatica attraverso testimonianze personali e ripercorrendo le varie mutazioni intercorse nel clima politico. Un modo per ricordare quanto le donne hanno fatto per Roma e per l’Italia in tempi così difficili e non così remoti.

SINOSSI

“Una cosa di cui io non m’ero mai molto reso conto prima è che lì alle Fosse Ardeatine sono morti tutti uomini e hanno lasciato tutte donne: questa è una storia che non viene mai raccontata: le vite delle persone che sono rimaste, sua madre, sua sorella, cioè voi vi siete trovate…”

A partire da questa considerazione di Alessandro Portelli nel suo libro L’ordine è già stato eseguito nasce e si sviluppa il progetto di mettere in scena le voci di queste donne, le loro testimonianze, la loro storia che si ricongiunge e intreccia con la parte di una storia d’Italia e di Roma in particolare, profondamente significativa per la costruzione di ciò che siamo adesso.

Grazie al libro e agli innumerevoli nastri raccolti da Portelli e grazie alla collaborazione con l’autore con l’Archivio sonoro “Franco Coggiola” del Circolo Gianni Bosio e Casa della Memoria e della Storia, Mia Benedetta e Francesca Comencini hanno costruito una drammaturgia che ci restituisce la testimonianza di donne che hanno attraversato come protagoniste femminili il terribile eccidio delle Fosse Ardeatine. Come parenti delle vittime, come partigiane, come testimoni, come figure di resistenza all’occupazione di Roma. La lucidità di Marisa Musu, il coraggio di Carla Capponi, la veridicità popolare di una Ada Pignotti, così come l’intelligenza popolare di Gabriella Polli la passione della Simoni e della Ottobrini, ricostruiscono nei dettagli e attraverso il proprio personale intimo sguardo, un periodo storico tragico e un eccidio tra i più degenerati della storia moderna.

L’urgenza artistica del progetto è quindi la memoria. Il non dimenticare quanto le donne hanno fatto per Roma e per l’Italia in tempi così difficili e non così remoti. Una memoria orale, non solo letteraria, ma carnale, emotiva, sensitiva, che possa continuare a vivere e possa essere conosciuta e divulgata e il teatro, per le sue caratteristiche intrinseche di contatto con il pubblico e di trasposizione artistica, rappresenta il luogo di maggior espressione di questo tentativo.

NOTE DI INTENZIONE
Le interviste di Alessandro Portelli sono un fiume di parole tenute nel loro letto dall’ascolto partecipato dell’intervistatore. Sono fatte per essere ascoltate, più che trascritte. La storia orale, che sminuzza la Storia in storie, tante e complesse, piene di dettagli, di “frantumaglie”, per dirla con Elena Ferrante, mi appassiona da sempre. Nei miei documentari ho ogni volta tentato di tracciarne umilmente un pezzetto. E’ ciò che amo fare di più. In questo caso ho pensato che le voci, raccolte da Portelli, spesso inedite, di donne protagoniste a vario titolo, da eroine riconosciute della Resistenza a anonime cittadine romane capitate quasi loro malgrado nella grande macchina della Storia, meritassero un più ampio e nuovo ascolto. Sono, doppiamente, l’altra faccia della storia: perché storia orale, e perché storia orale al femminile. Ho dunque costruito, come nel montaggio di un film, stabilendo nessi logici ma anche emotivi, un racconto a sei voci che si susseguono e ritracciano, ognuna a modo suo, le tragiche ore che hanno preceduto l’eccidio delle Fosse Ardeatine, i giorni angosciosi che lo seguirono, giorni di ricerca dei quei trecentotrentacinque uomini che sembravano scomparsi nel nulla, i silenziosi anni dopo la notizia dell’eccidio. Anni in cui, con un macigno sul cuore, queste donne si sono risollevate, hanno ricominciato a vivere, a raccogliere i cocci. Non so se si possa chiamarlo teatro, il teatro è per me un luogo troppo sacro per avventurarmici davvero. Lo prendo in prestito, per una volta, per dare gambe a parole che secondo me devono continuare a camminare, anzi, correre, dentro la memoria e la vita di tutte e tutti noi.                

 

LO SPETTACOLO

Artisti Riuniti e Enfi Teatro presentano

Claudia Gerini
in

Storie di Claudia

di Giampiero Solari, Claudia Gerini, Paola Galassi, Michela Andreozzi

Regia
Giampiero Solari

Arrangiamenti e direzione musicale
Leonardo De Amicis
Musicista in scena Davide Pistoni
Video scene Giuseppe Ragazzini
Scene Patrizia Bocconi
Coreografie Roberta Mastromichele
Costumi Nicoletta Ercole
Luci Gigi Saccomandi
Regista collaboratore Cristina Redini
Assistente alla regia Alessandra Scotti
Organizzazione Carmela Angelini
Produzione esecutiva Michele Gentile

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Note di regia

Storie di Claudia è un insieme di racconti, da ascoltare,  da vivere, in cui entrare in punta di piedi per poi emozionarsi, di cui ridere, immedesimandosi in quelli che non sono i ricordi di Claudia, ma quelli di una ragazza come poteva essere qualunque ragazza. I ricordi di una bambina nel cortile di un condominio nella Roma degli anni settanta, le storie si incontrano e si incastrano, all’improvviso e per sempre, una bambina con tutta la vita davanti e una donna con tutta una vitaalle spalle, da raccontare. I racconti prendono vita: il passato diventa presente, il silenzio si fa musica e il nulla diventa un quadro perfetto, una battuta può essere detta fra  i denti o sul palco di un teatro, un passo può essere fatto sulle strisce pedonali o su un red carpet, una canzone cantata sotto la doccia o in mezzo a centinaia di ballerini, conta poco, o forse molto, ma sono pur sempre solo pezzi di una vita, da raccontare. 

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lo spettacolo

ARTISTI RIUNITI
presenta
Giulia Michelini, Paola Minaccioni, Giulia Bevilacqua, Caterina Guzzanti

in

Due partite
di Cristina Comencini
Regia di Paola Rota

Nel primo atto quattro donne, molto amiche tra loro, giocano a carte e parlano in un salotto. Si ritrovano lì ogni settimana. Nella stanza accanto le loro figlie giocano alle signore, si ritrovano anche loro ogni volta che si incontrano le loro madri. Nel secondo atto le quattro bambine sono diventate ormai delle donne che si vedono nella stessa casa e continuano quel dialogo, interrotto e infinito, sui temi fondanti dell’identità femminile. Sono le stesse attrici che avevamo visto interpretare il ruolo delle madri. Gli eventi che tengono unite queste donne, sono i più naturali e significativi dell’esistenza: la nascita e la morte. La conversazione procede tra di loro con un ritmo incalzante, tragico e comico al tempo stesso, e in questo flusso di pensieri e parole le loro identità si confondono e si riflettono in quelle delle loro madri, in una continua dinamica di fusione e opposizione, come in un gioco di specchi deformanti. La commedia lavora su diversi livelli, è un meccanismo perfetto che alterna momenti di comicità a momenti di vera e propria commozione, ma quello che più mi colpisce è un altro aspetto, fondamentale a teatro, che è quello fantastico, fantasmatico. Le protagoniste di questa storia sono donne che si proiettano madri, madri che immaginano come saranno le loro figlie, figlie che hanno assunto, mangiato e digerito le proprie madri per farsi donne autonome, diverse, opposte, e sorprendentemente vicine. Queste bambine che non vediamo mai e il loro perenne struggimento della crescita sono l’anima di questa commedia.