DIECI ANNI DOPO

di Pasquale Chessa
«Incursione» sarebbe la parola giusta. Ma si potrebbe anche usare «scorreria» per quel tanto di piratesco e irregolare, e pure proibito, che aggiunge alla fredda terminologia militare una speciale intensità creativa. Per un giornalista il teatro è sempre un altro luogo, davanti alla scena oppure dietro, ma anche sfasato nel tempo del prima o del dopo.

Quando mi sono ritrovato sul palcoscenico del Piccolo Eliseo di Roma a ringraziare un pubblico che riempiva ordini di posti (si dice così, no!) mi sono davvero chiesto «ma che ci faccio qui». Quel giorno c’era con me sul palco anche Muriel Drazien, psicanalista di osservanza lacaniana, che sul testo appena andato in scena vantava una speciale primogenitura… Un testo clinico, raccolto e ordinato in una conferenza dal titolo significante, «Tu non sei più mio padre», centrato sul «rapporto» del dottor Albert Répond, direttore dell’ospedale psichiatrico svizzero «Maison de santé de Malévoz» a Monthey nel Valais, che per ordine del governo, sotto la responsabilità del ministro degli interni e il diretto controllo della polizia, aveva avuto in cura la contessa Edda Ciano, la figlia del Duce arrivata in Svizzera con i Diari segreti del marito Galeazzo, inseguita dai sicari di Hitler e dalle spie del padre. Muriel Drazien non si è mai occupata di fascismo. E infatti la documentazione su quel testo le era arrivata proprio da me, che alla storia del fascismo ho dedicato qualcuno dei miei libri. Una via diretta, tracciata dal tempo, per il fatto non trascurabile che da decenni Muriel Drazien è anche mia moglie.

È nata così, durante una chiacchiera estiva a più voci, l’idea di montare con Piero Maccarinelli, in un dialogo fra i due protagonisti, i documenti ritrovati nell’Archivio storico di Berna, ancora inediti in italiano, di quella singolare seduta analitica… E dei suoi risvolti… Piero ne avrebbe curato la «mise en éspace» dopo aver scelto i due attori, perfettamente nella parte: Valeria Solarino per Edda e Stefano Santospago per Répond…
Per me non era la prima volta. Due anni prima, nel 2006, proprio nel momento in cui l’idea di Artisti Riuniti prendeva forma concreta e slancio con la lunga serie di progetti che da allora si sono succeduti fino a oggi, con un successo costante, era stata Tilde Corsi, il produttore dei film di Ferzan Özpetek, a segnalare il mio primo libro di storia fotografica, «Guerra civile» appena uscito per la Mondadori, proprio a Maccarinelli… L’idea era di trasferire le immagini sul palcoscenico, dando loro una vita nuova attraverso la transmutazione di tre attori che avrebbero infuso anima e sangue. Carlo Degli Esposti, anche lui fra i promotori di Artisti Riuniti, si preoccupò di scegliere il regista, un documentarista particolarmente sensibile ai lati oscuri della politica, alla ricerca delle segrete corrispondenze fra storia e attualità, Gianfranco Pannone. Che seppe costruire una macchina di straordinaria potenza narrativa, in un serrato dialogo fra testi e immagini, grazie all’intelligenza di Roberto Citran, Barbara Folchitto e Francesco Siciliano che insieme alla voce ci misero anche il cuore, la sera del 12 dicembre 2006.
Ricordo, ma non so che senso dare a quella sensazione che ancora persiste nella memoria, che non c’era niente di teatrale in quello spettacolo… C’era invece una spinta alla narrazione saggistica tanto forte da piegare le più radicate convenzioni della scena… E infatti subito dopo, senza soluzione di continuità, con Luciano Violante, Giovanni Sabbatucci, Andrea Carandini e Antonio Padellaro saliti sulla scena, «la guerra civile» riconquistò la sua natura culturale, nel senso politico e storiografico

L’anno dopo, il 30 giugno, grazie alla mallevadoria di Bernardino Campello, con grande soddisfazione ma anche con rinnovata fatica, perché lo spettacolo era stato costruito per una sola rappresentazione, «Guerra Civile» va di nuovo in scena per tre serate al San Nicolò per il Festival dei Due Mondi a Spoleto. In contemporanea nel Museo del teatro Caio Melisso era stata allestita una mostra con le fotografie originali del libro e della messa in scena con il significante titolo «Il frutto amaro». Se è vero che nella narrazione c’è sempre qualcosa di spudorato, nel teatro c’è l’antidoto che riporta le parole alla realtà fisica della vita. Se era questa l’idea su cui nel 2004 è nato l’esperimento di Artisti Riuniti, per trovare punti di incontro fra esperienze lontane, sperimentando nuove sintesi e inedite formule, oggi si può constatare, scorrendo la lista delle ide che hanno perso forma anno dopo anno fino a oggi, come l’esperimento sia perfettamente riuscito… Ma non concluso, perché ancora in corso d’opera, proiettato di nuovo verso un altro decennio. Auguri!

Questo Lunedì ha infatti avuto una prosecuzione diventando un vero e proprio spettacolo presentato nel cartellone del Festival dei due Mondi di Spoleto, l’anno successivo ed una mostra fotografica. La produzione è stata coordinata da Tilde Corsi e Carlo Degli Esposti.