FRATELLI 1943 – 1945 Il gerarca e il poeta

Dialogo familiare sul novecento italiano

Lunedì 12 aprile 2010 Piccolo Eliseo Patroni Griffi – ore 20.45/ingresso libero

di Lorenzo Pavolini
con Graziano Piazza, Francesco Siciliano
A cura di Piero Maccarinelli

Alessandro e Corrado Pavolini sono due intellettuali fiorentini che aderiscono di slancio al fascismo. Il primo affiancherà all’attività letteraria l’azione politica da squadrista, sarà federale a ventisei anni, fonderà riviste e Littoriali, combatterà in Abissinia e verrà nominato ministro (il più giovane del regime quando, trentacinquenne, prenderà le redini del Minculpop). Corrado, di cinque anni maggiore, ha partecipato alla Prima guerra ed è di carattere più posato. Nel 1921 sposa Marcella Hannau, ebrea triestina, traduttrice. Corrado sarà tra i primi critici del futurismo, pubblicherà poesie con prefazione di Ungaretti (Odor di terra esce nel 1929; nella dedica si rivolge alla madre chiamandola mamma del gerarca e del poeta), sceneggerà la Corona di ferro di Blasetti, e avrà sempre patria nel teatro. Due fratelli estremamente uniti. Ma con le leggi razziali, l’entrata in guerra, l’occupazione nazista e la scelta di Alessandro di riparare in Germania per poi ritrovarsi alla testa della Repubblica sociale, l’unione tra i fratelli dovette incrinarsi… Più chiaramente si trovarono nella posizione di fatto per la quale uno, Alessandro, padre delle Brigate nere era incaricato di perseguire l’altro, Corrado. Il primo questa posizione l’aveva voluta, l’altro subita.
Alessandro parlò chiaro al fratello: “non avrebbe protetto ‘giudei’ nemmeno se parenti”.
Così Corrado con la moglie, i suoceri, i due figli Luca e Francesco si rifugiarono a Cortona nell’autunno del ’43, dove trascorsero alcuni mesi di clandestinità in compagnia della famiglia Debenedetti.
Lorenzo Pavolini prova a stabilire da quale distanza ci parla ancora oggi la storia dei due fratelli: il gerarca e il poeta.