IL CAPPOTTO DI PROUST

di Lorenza Foschini
Mondadori Ed, ottobre 2010

Introduzione di Lorenza Foschini, Piero Tosi
Con Umberto Orsini, Maurizio Donadoni

“Mi avvicino lentamente a piccoli passi, sorridendo per l’imbarazzo e mi accosto al tavolo. Davanti a me c’è il cappotto, adagiato sul fondo della scatola, posato su di un grande foglio come su di un lenzuolo: irrigidito dall’imbottitura di carta che lo riempie, sembra davvero rivestire un morto.”
Parigi, Lorenza Foschini sfiora emozionata il liso cappotto appartenuto all’amato scrittore Marcel Proust. È arrivata a scovarlo tra i fondi del Musée Carnavalet. Non è una reliquia qualsiasi: Proust vi era particolarmente affezionato, ma è soprattutto la storia del suo ritrovamento ad affascinare la Foschini, che, partendo da questo primo indizio e affidandosi alla potente e molto proustiana capacità evocativa degli oggetti, ricostruisce le vicende di alcuni dei personaggi che hanno gravitato intorno alla vita dell’autore.
A cominciare da Jacques Guérin, industriale del profumo, ma anche raffinato bibliofilo e collezionista. C’è poi il fratello medico di Proust, Robert, iracondo e sospettoso, costretto a misurarsi con editori esigenti, nell’impari impresa di pubblicare postumi gli inediti di quello che è ormai uno scrittore famoso; e l’acida moglie di questi, Marthe.
Storia di un’ossessione, “Il cappotto di Proust” è al tempo stesso una rievocazione della società parigina di inizio secolo e un sentito omaggio ai particolari più umili dell’esistenza: dettagli minimi, “oggetti senza valore, mobili di dubbio gusto, persino un vecchio cappotto”.

“Il cappotto di Proust è al tempo stesso una rievocazione della società parigina di inizio secolo e un sentito omaggio ai particolari più umili dell’esistenza”

Emilia Costantini, Il Corriere della Sera

Cappotto di Proust

Tutto é cominciato in una bella, semplice casa piena di ricordi, estremamente somigliante al suo proprietario, sul Lungotevere a pochi passi da Piazza Navona.
Quel pomeriggio avevo appena terminato di intervistare per la televisione il grandissimo scenografo Piero Tosi e mentre i tecnici smontavano le luci non avevo potuto resistere, affetta come sono da una passione inguaribile per Proust, di chiedergli se lui, cosí vicino a Visconti, sapesse perchè il regista non aveva realizzato il suo grande sogno: trasferire l’immenso affresco de “La Recherche du temps perdu” sullo schermo.
Fu quel giorno che sentii per la prima volta parlare di un cappotto, il cappotto di Proust e di un uomo bello, ricco, coltissimo e collezionista, Jacques Guérin che era stato colto da una forma di ossessione: salvare tutto ciò che era appartenuto al grande scrittore dalla furia distruttrice della cognata di Marcel stupida e conformista, scandalizzata dalla sua omosessualità.
Da questa storia tutta vera, anche nei colpi di scena, è nato un libro che è stato pubblicato con tanta fortuna in mezzo mondo.
Un paio di anni dopo mi trovo come capita spesso a Roma in una bella giornata invernale, ma piena di sole a un tavolino di un bar a Piazza Farnese. Il mio vicino è Piero Maccarinelli, regista che conosco da tanto tempo anche se le nostre vite non ci consentono di incontrarci spesso come vorrei. Come accade chiacchieriamo da un tavolino all’altro e gli racconto la storia del Cappotto.
– Mandami il libro – mi dice. Mi è venuta un’idea.
Dopo pochi giorni mi trovo in un fascinoso appartamento, questa volta a Piazza Venezia, seduta a un lungo tavolo, penna alla mano e foglio pieno di appunti pronta ad affrontare un’ impresa che mi eccita e mi incuriosisce.
– ” Lettura scenica – mi dice Piero – gli Artisti Associati la realizzano da tempo, la faremo al Piccolo dell’Eliseo il prossimo febbraio e il protagonista del tuo libro sarà Umberto Orsini! il robivecchi ( altro personaggio fondamentale del racconto) lo farà Maurizio Donadoni.”
Emozione, commozione, stupore, vanità, narcisismo? Vorrei provare a descrivere quello che ho provato nel vedere il protagonista del mio racconto vivere, muoversi, parlare con la voce e i gesti di uno dei più grandi interpreti italiani nei panni di Guèrin e un attore altrettanto straordinario nel ruolo di Werner, il brocante.
Non c’erano più posti a sedere quella sera e io lo spettacolo l’ho visto dalla postazione di Piero. Da lassù quelle due piccole figure illuminate che si muovevano nel buio mi ricordavano quei personaggi che prendono vita nella lanterna magica che il Narratore de La Recherche racconta di avere tanto amato da bambino a Combray, nella casa della tante Leonie.
Ecco, un libro è veramente fortunato se ha questa opportunità, ho pensato: fare uscire i personaggi dalle sue pagine e dargli corpo, voce, movimento.
Certo, questo accade quando, come nel mio caso, a recitare sono due grandi attori e la regia è abile e esperta. C’è un qualcosa in più che viene ad aggiungersi al testo. C’è l’interpretazione, c’è la direzione, c’è la sensibilità, c’è un’atmosfera.
C’è la magia indescrivibile del teatro!

Lorenza Foschini